La Guardia di Finanza eseguiva una verifica fiscale nei confronti di una donna, che, pur non avendo mai presentato dichiarazione dei redditi, risultava proprietaria di numerose autovetture anche di lusso, di un immobile, nonché titolare di vari contratti di locazione immobiliare; inoltre, dagli accertamenti bancari effettuati, la donna risultava intestataria di dieci conti correnti attivi e di gestioni patrimoniali.

Le Fiamme Gialle emettevano avviso di accertamento, contro il quale la donna proponeva ricorso sostenendo la non tassabilità dei redditi accertati in quanto provento dell’attività di prostituzione dalla stessa esercitata. La Suprema Corte ha affermato che: Lesercizio dell’attività di prostituzione, abituale o occasionale che sia, genera comunque un reddito imponibile ai fini Irpef, trattandosi, nel primo caso, di redditi assimilabili al lavoro autonomo, e, nel secondo caso, di redditi rientranti nella categoria residuale dei redditi diversi; il requisito della abitualità è invece rilevante ai diversi fini dell’assoggettamento dei proventi dell’attività di prostituzione anche a Iva.