Una recente sentenza del Tribunale di Milano del 27/1/2015 introduce una nuova modalità di risarcimento del danno a fronte di una gravissima lesione della salute che compromette irrimediabilmente la qualità della vita del danneggiato per gli anni a venire e per i quali avrà necessità di cure ed assistenza costanti.

Il caso: una donna, vittima di un grave errore sanitario, vedeva compromessa la propria salute necessitando di cure continue pro futuro.

I precedenti criteri risarcitori stimavano e liquidavano il danno “in unica soluzione”: al danneggiato veniva erogato un risarcimento una tantum.

Tale somma -benché ingente- potrebbe non essere congrua rispetto alle reali e mutevoli esigenze del malato che, a sua volta, potrebbe sopravvivere all’esaurimento della stessa; per contro, in caso di premorienza, sarebbero gli eredi a godere di somme erogate a ben altro titolo.

La scelta del Tribunale appare semplice e più attinente alle esigenze reali del danneggiato: il risarcimento del danno passa dunque dall’erogazione di una somma capitale alla quale di aggiunge la costituzione di una rendita vitalizia (e dunque legata alla durata effettiva delle esigenze di cura del malato) come peraltro previsto ex art. 2057: “Quando il danno alle persone ha carattere permanente la liquidazione può essere fatta dal giudice, tenuto conto delle condizioni delle parti e della natura del danno, sotto forma di una rendita vitalizia. In tal caso il giudice dispone le opportune cautele“.