La questione: l’immobile di proprietà dei genitori viene concesso in comodato (uso gratuito) al figlio che ci vive con la moglie/compagna e dalla quale ha avuto figli. I due si separano e l’immobile viene assegnato alla madre quale domiciliataria dei figli minori. I genitori proprietari vorrebbero rientrare in possesso dell’immobile di loro proprietà. Tale comodato non veniva formalizzato in un accordo scritto, quindi senza termine di durata.

Il Diritto: Già nel 2004 la Corte di Cassazione a Sezioni Unite (n. 13603), aveva espresso il seguente orientamento così sintetizzato: quando il proprietario (genitore) concede in comodato un bene immobile conscio della sua destinazione a casa familiare (al figlio per viverci con la moglie/compagna), la successiva assegnazione della casa coniugale ad uno dei genitori (alla nuora), concentra su quest’ultima il diritto al godimento del bene concesso in comodato, senza mutarne la funzione e le caratteristiche giuridiche.

La nuova pronuncia della Corte di Cassazione, sempre a Sezioni Unite (n. 20448/2014), conferma l’orientamento specificando che la destinazione dell’immobile “ad uso familiare” perdura anche a seguito della crisi della coppia (permanendo in caso di figli dette esigenze familiari). La restituzione potrà avvenire solo ove sussista un nuovo ed impreveduto bisogno del proprietario. Resta escluso il bisogno non attuale, non concreto, ma soltanto astrattamente ipotizzabile. Inoltre, il bisogno deve essere serio, non voluttuario, né capriccioso o artificiosamente indotto.

Sono stati ritenuti validi motivi di restituzione la necessità del proprietario di ottenere il bene immobile per ivi andarci a vivere personalmente a seguito di sfratto ovvero la necessità di vendita o locazione del bene per serie e sopravvenute necessità economiche.