Quando la polizia giudiziaria (ad esempio l’Aliquota Radiomobile dei Carabinieri) ritiene sussistenti indizi di reità per il reato di guida in stato di ebbrezza a carico di un conducente, lo stesso viene sottoposto ad accertamento urgente sulla persona a mezzo di alcooltest.
Per contro, spesso, il conducente non viene informato della facoltà di farsi assistere da un difensore in relazione allo svolgimento di un atto urgente e indifferibile quale la sottoposizione all’esame alcoolimetrico.
Ciò costituisce una nullità, idonea a produrre la dichiarazione del Tribunale di nullità dell’accertamento effettuato mediante il suddetto test alcoolimetrico e, conseguentemente, a condurre all’assoluzione dell’imputato perché il fatto non sussiste (laddove altre prove di colpevolezza non sussistano).
Secondo la pronuncia della Corte di Cassazione a Sezioni Unite la nullità conseguente al mancato avvertimento al conducente di un veicolo, da sottoporre ad esame alcolimetrico, della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia può essere tempestivamente dedotta, fino al momento della deliberazione della sentenza di primo grado e può essere proposta dal difensore. In caso di decreto penale di condanna, rito che generalmente è adito nei procedimenti per guida in stato di ebbrezza, si eccepisce con l’atto di opposizione al decreto penale (atto quest’ultimo che equivale alla sentenza di primo grado, cui si riferisce come termine ultimo l’art. 180 cod. proc. pen., richiamato, dall’art. 182, comma 2, secondo periodo, cod. proc. pen.)
L’importanza della pronuncia risiede in due punti. Il primo che estende esplicitamente la facoltà di eccepire al difensore, esonerando, quindi, l’indagato da simile atto che pretende competenze specialistiche. Il secondo che estende il limite temporale dell’eccezione, superando le posizioni giurisprudenziali che dichiaravano la decadenza dell’atto se non effettuato prima del suo compimento ovvero, se ciò non fosse stato possibile, immediatamente dopo.